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Artificial Intelligence: la rivoluzione è iniziata

Nel caso in cui ci leggeste da Marte o vi fossero sfuggite le notizie principali degli ultimi mesi, è bene che sappiate che è in arrivo una rivoluzione che coinvolgerà – e coinvolge tutt’ora – scrittura, editoria, arte, video, giornalismo, podcast, scuola, comunicazione, marketing e creatività. Si tratta della rivoluzione data dall’AI, l’intelligenza artificiale che migliaia di utenti già sperimentano in varie forme (ChatGPT ma non solo). Quale sarà l’impatto nel nostro modo di vivere e lavorare? Quali le conseguenze per il futuro della comunicazione? Osannata da alcuni e criticata da altri – soprattutto per la salvaguardia del diritto d’autore e dei posti di lavoro – l’AI è oggi un argomento discusso e dibattuto che sta già influenzando qualsiasi business e settore merceologico sia off che online.

ChatGPT, un primo assaggio di AI

ChatGPT è il più noto tra i software di intelligenza artificiale relazionale. Si tratta di chatbot di apprendimento automatico sviluppato da OpenAI specializzato nella conversazione con un utente umano che in poco tempo ha preso piede ed è stato usato da milioni di utenti in Italia e nel mondo. ChatGPT – dove la sigla GPT sta per Generative Pre-trained Transformer – è stato lanciato il 3 novembre 2022 attirando subito l’attenzione per le sue risposte dettagliate e articolate, sebbene la sua accuratezza sia stata criticata. Lo scorso 20 marzo però lo scossone: il Garante della Privacy ha bloccato temporaneamente l’accesso a questa AI a tutti gli italiani non permettendo più ad OpenAI di trattare i dati degli utenti del nostro paese. Il motivo? Una perdita di dati (data breach) riguardante conversazioni ma soprattutto informazioni relative al pagamento per abbonarsi alla piattaforma AI. Proprio qualche giorno prima dello stop in Italia, terminato verso inizio maggio, era stata annunciata l’introduzione di GPT-4, un una versione avanzata e aggiornata di questo chatbot che può accettare input di immagini, video, audio e testo e produrre output di testo.

L’AI nei social media da Facebook a Linkedin

Al contrario di quello che si possa pensare l’AI è già nelle nostre vite da tempo. L’Intelligenza Artificiale è infatti usata in quasi tutti i social media, per svolgere un lavoro che per gli “umani” sarebbe praticamente impossibile, come analizzare dati voluminosi, identificare tendenze e hashtag monitorando milioni di commenti degli utenti. Ovviamente ogni social utilizza e sviluppa gli algoritmi AI in base ai propri obiettivi ed esigenze. Facebook, ad esempio, utilizza una varietà di strumenti di Intelligenza Artificiale per migliorare l’esperienza di ogni utente ma anche per contrassegnare i messaggi “particolari”, ad esempio riconducibili a volontà di suicidio o omicidio, che vengono poi sottoposte a moderatori umani. L’AI di Instagram invece è visibile nella pagina “Esplora” dove l’algoritmo raccoglie reel e storie in evidenza in base alle preferenze dell’utente. Anche Pinterest, amato proprio per la personalizzazione dei contenuti, usa l’AI con le stesse funzioni di Instagram. Ma tra tutti i social quello dove l’AI ha il maggior peso – e di conseguenza il maggior investimento- è LinkedIn. Il social dei “lavoratori” nato nel 2003 utilizza l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale per quasi tutti i suoi prodotti riuscendo a profilare, per ogni azienda, i candidati più adatti su quasi sette milioni di annunci aperti. Inoltre LinkedIn sta testando un tool che tramite l’Intelligenza Artificiale ti aiuta a scrivere il messaggio perfetto al recruiter di una posizione lavorativa: praticamente come avere un assistente sempre al proprio fianco.

L’AI nel mondo artistico e visuale: opportunità e minaccia?

Abbiamo esplorato l’AI “testuale” di ChatGPT e quella più “analitica” degli algoritmi social. Ma un altro settore dove l’AI sta prendendo piede – generando reazioni contrastanti – è quello artistico e visuale delle immagini con software come, ad esempio, Midjourney: sistemi di generazione e manipolazione di immagini su base algoritmica in grado di generare visual complessi tramite la descrizione testuale. Midjourney è uno dei software più all’avanguardia del panorama dell’Artificial Intelligence per la generazione di immagini tramite testi, ma non è il solo. Sulla giostra sono subito saliti anche Google con il suo Imagen e ovviamente OpenAI con Dall-E. Quello di generare immagini o realizzare avatar attraverso applicazioni basiche di intelligenza artificiale è diventato un vero e proprio trend globale a cui nessuno è potuto scampare. Ovviamente con questo tipo di software AI si va incontro a tutta una serie di problematiche, dalla violazione della privacy alla cybersecurity fino al rispetto del diritto d’autore, tutti argomenti che stanno generando attente analisi – e non poche polemiche – anche da parte degli addetti ai lavori. Lo stesso Elon Musk, da sempre grande innovatore e “visionario” del settore tech, insieme a Steve Wozniak, co-fondatore di Apple hanno seriamente messo in guardia tutti riguardo allo sviluppo dell’AI suggerendo soprattutto di regolamentarla il più possibile.

Credit: Midjourney Gallery

Le future campagne di comunicazione saranno generate dall’AI?

Dopo aver visto e sperimentato le potenzialità dell’AI la domanda sorge spontanea e viene da chiedersi quanto il futuro della comunicazione possa essere legato a software e algoritmi. Per rispondere a questo quesito o almeno farsi un’idea più precisa degli scenari a cui andremo incontro, basti pensare a recenti progetti di comunicazione sviluppati dall’AI come quello di reinterpretare le campagne più iconiche di 10 brand tra cui Nespresso, KFC, Gucci, British Airways e Ray-Ban.

Credit: @10days.london

L’AI, anche in via sperimentale, inizia a muovere i primi passi nel settore della comunicazione con grandi marchi – anche italiani come Mulino Bianco – che hanno rotto il ghiaccio e si sono lanciati in questo nuovo mondo. Proprio il brand del gruppo Barilla ha sfruttato l’artificial intelligence di Midjourney per la campagna di lancio dei suoi pancake. Oltre al risultato visivo abbastanza semplicistico, con dei post che vedono il prodotto in primo piano e sfondi variopinti e lussureggianti in background, il progetto ha avuto una forte cassa di risonanza social – più negativa che positiva- proprio dopo aver comunicato che la campagna non era frutto dei “creativi” bensì di una AI. Ma non solo Mulino BIanco, anche altri brand come Martini stanno provando questa “experience” forse spinti più dal “trend” e dalla notiziabilità che dalla qualità dell’output creativo/comunicativo.

Credit: @mulinobianco

AI vs Human o AI & Human

La promessa di un mondo potenziato dall’Intelligenza Artificiale sta dando vita ad un dibattito acceso riguardo soprattutto temi etici, sociali e legali. Le principali preoccupazioni riguardano soprattutto la sua futura ”autosufficienza” di una futura AI in grado di funzionare ed eseguire programmi in maniera autonoma, non solo senza l’intervento umano ma, anzi, addirittura sostituendolo, con conseguente diminuzione dei posti di lavoro. Altri temi scottanti sono ovviamente le derive sociali legate all’utilizzo dell’AI che potrebbe sostituire in tutto e per tutto un essere umano, partendo proprio dalla base ovvero la parola e la conversazione. Last but non least, tiene banco anche la questione legale della proprietà intellettuale di ciò che l’AI crea e soprattutto a cui l’AI si “ispira” andando a violare lavori e opere altrui. Cosa dovrà fare quindi un brand? Qual è il ruolo del marketing e di un direttore creativo? Per ora l’Artificial Intelligence resta uno strumento, a volte anche rudimentale, di puro supporto al lavoro di comunicazione e creativo. In futuro, tramite sviluppi e potenziamenti potrà diventare non un rivale, bensì un ottimo alleato (soprattutto in fase esecutiva/operativa) in grado di generare flussi – di lavoro e di business – del tutto nuovi dove la figura umana assumerà un ruolo sempre fondamentale ed imprescindibile ma meno pratico e più di input, gestione e controllo/revisione dell’output. Insomma, la grande rivoluzione dell’AI è sicuramente cominciata, ora sta a noi gestirla nel migliore dei modi evitando derive troppo artificiali e poco intelligenti.

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