From 1984 to 2024: perché da 40 anni guardiamo il Super Bowl? - A lab
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From 1984 to 2024: perché da 40 anni guardiamo il Super Bowl?

Patria di alcuni degli spot maggiormente iconici della storia della pubblicità, il Super Bowl continua a confermarsi come qualcosa che va ben oltre il semplice evento sportivo. Sin dalla sua prima edizione, infatti, la finale del campionato della National Football League – la lega professionistica statunitense di football americano – è stata trasmessa in televisione e ha attirato l’attenzione di milioni di spettatori, statunitensi ma non solo.
Se dovessimo individuare uno spot per spiegare la portata dell’evento in questione, sicuramente quello datato 1984 e firmato Apple, lanciato per promuovere il nuovissimo Macintosh, sarebbe la scelta migliore. Si tratta di una pietra miliare della storia della pubblicità, capace di fungere da spartiacque per i successivi Super Bowl.
Sono 40 anni, infatti, che i brand spostano l’asticella sempre più in alto, cavalcando trend, evoluzioni e cambiamenti, puntando e raggiungendo una platea di pubblico sempre più vasta.
Tutto ciò è possibile anche grazie ad una costante capacità di adattarsi ai nuovi linguaggi e ai nuovi mezzi, rimanendo pur sempre legati ad un “formato classico” come lo spot tv.
Insomma: com’è possibile che da 40 anni questo evento – sportivo, culturale e comunicativo – sia sempre sulla cresta dell’onda?

Nuovi spot, nuovi linguaggi sempre più digitali e… il coraggio di rischiare!

Dalla barra della smart tv che appare durante la diretta facendo impazzire i telespettatori allo spot dedicato ad un gioco per smartphone – che unisce più device in un colpo solo – fino a un commercial di 60 secondi dove vediamo solo un QR code rimbalzare da un lato all’altro dello schermo. La comunicazione del Super Bowl – e dei brand/agenzie che investono nell’evento – continua a essere trendsetter nel mondo della comunicazione pubblicitaria e non solo. La kermesse sportiva si è saputa rinnovare negli anni e con essa gli sponsor, da sempre attenti e sensibili alle novità per colpire i milioni di spettatori con trovate spettacolari e sempre più “digitali”. Infatti non sono solo lo storytelling o gli effetti speciali a farla da padrona ma sempre più la tecnologia e la creatività, che insieme cercano di sfondare la famosa “barriera” tra pubblicità e realtà creando i cosiddetti contenuti disruptive.

Gli Ads del Super Bowl 2024: per grandi spot ci vogliono grandi vip

Tra anticipazioni e teaser, anche quest’anno c’è la certezza che gli spot che andranno a colorare il Super Bowl andranno a soddisfare i gusti di tutta la platea.
Nel caso in cui avesse voglia di qualche snack dolce o salato, infatti, avrete l’imbarazzo della scelta: Jenna Ortega si prepara ad essere la protagonista dello spot dei Doritos; Chris Pratt, con un maestoso baffo comparso per l’occasione, figurerà nello spot delle Pringles; Kris Jenner farà “twist” con gli Oreo; Adison Rae – star di Tik Tok – apparirà nello spot delle caramelle Nerds.
Voglia di delivery? I coniugi Beckham saranno i testimonial di Uber Eats.
Birretta per digerire? Chiedere a Lionel Messi, che da qualche mese è sbarcato a Miami per concludere la carriera e disegnare calcio senza pressioni estreme, che riceverà 13 milioni di euro per aver preso parte allo spot della Michelob Ultra.
Chiudiamo il pasto con un caffè (o quasi): STōK Cold Brew Coffee, per il proprio esordio al Super Bowl ha scelto Anthony Hopkins, il quale interpreterà la mascotte del Wrexham. L’azienda, tra l’altro, è sponsor della squadra di calcio di Ryan Reynolds.
Ma non è tutto.
Completiamo questo viaggio tra le anticipazioni con Christopher Walken, scelto da BMW, e Kyle Chandler che ha prestato il volto a United Airlines.

Un evento che sa solamente vincere

Ogni anno di vincitore al Super Bowl c’è n’è sempre solo uno ed è…il Super Bowl stesso! Se non fosse chiaro, si tratta dell’evento sportivo più costoso e seguito sul pianeta. Per avere l’idea della portata basti sapere che il bacino di utenza sfonda tranquillamente la soglia dei 100 milioni di spettatori e che l’acquisto di uno spazio pubblicitario per uno spot di 30 secondi può costare anche 7 milioni di dollari. Di conseguenza anche seguire “live” questo evento è diventato sempre più un momento VIP con biglietti che – nell’edizione di domenica sera – avranno un costo che va dagli 8.000 $ ai 100mila.

Mentre a casa e allo stadio si opta per valanghe di comfort food – i dati degli ultimi anni parlano di 4000 tonnellate di pop corn e altrettante di guacamole, 14,5 milioni di tonnellate di patatine, 1,40 miliardi di ali di pollo e oltre 10 milioni di litri di birra – tutti i brand danno vita a prodotti audiovisivi che nonostante l’investimento milionario e il coinvolgimento di star internazionali, spesso hanno il coraggio di rischiare, di “spararla grossa”, di arrivare ancor più in alto di quanto non si faccia calcando il palcoscenico del Super Bowl.
Tutto ciò, ad oggi, in Italia ma anche in Europa ci sembra a dir poco irrealizzabile: non sappiamo se ciò sia un bene o un male ma nel frattempo… benvenuti in America.

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