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Ma il silenzio elettorale vale sui social?

La legge numero 212 del 4 aprile 1956, introduceva in Italia il cosiddetto “silenzio elettorale” in cui nell’articolo 9 prevede specificamente che «nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda». Insomma, qualsiasi forma di “comunicazione” è vietata a ridosso del voto. Allora perché sui social continuiamo a vedere reel, post e video dei candidati anche nell’istante in cui stiamo entrando alle urne?

Il silenzio elettorale sui social non è vincolato a una legge: e i politici cosa fanno?

Proprio così: la legge non essendo integrata o aggiornata dal ‘56 permette a tutti i candidati di continuare a fare campagna anche mentre è in corso il voto. Di fatto il più potente mezzo di comunicazione moderno non è regolamentato.

Negli ultimi anni sembra esserci una specie di “autoregolamentazione” da parte dei candidati che almeno moderano la comunicazione social nei giorni del voto. Alcuni rispettano questa tacita legge, altri se ne fregano e utilizzano le ore di votazione come un giorno di campagna elettorale a caccia dell’ultimo voto. Qualcun altro, invece, gioca sul limite – come la Premier Giorgia Meloni – che in occasione delle elezioni che l’hanno vista trionfare nel 2022 aveva postato il famoso video dei “meloni”. La leader di Fratelli d’Italia si è ripetuta anche in occasione delle ultime elezioni Europee rimanendo sempre nella stessa cornice: quella del fruttivendolo.

Meta fa qualcosa per garantire il silenzio elettorale social?

Meta ha uno strumento, abbastanza accurato, che permette di monitorare le campagne pubblicitarie fatte sulle sue piattaforme. Grazie ad esso è possibile visionare l’inizio e la fine di una campagna per pubblicizzare un post, quale pubblico viene raggiunto e anche quanto viene investito. Le pagine ufficiali dei principali partiti in corsa per queste elezioni Europee e dei loro leader non hanno pubblicato o non hanno campagne attive ma c’è sempre l’eccezione. C’è chi ha deciso di interpretare a suo vantaggio il vuoto normativo che riguarda il silenzio elettorale sui social facendo partire inserzioni proprio l’8 e 9 giugno.

Aggiornare la legge sul silenzio elettorale sui social

Con la legge di conversione n.10 del 1985 fu introdotto nel decreto-legge n. 807 del 1984 l’articolo 9-bis (Divieto di propaganda elettorale) che così statuisce: «Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale». Ad oggi, dunque, come detto, non vi sono norme che regolino i movimenti in quei luoghi virtuali che oggi rappresentano l’evoluzione principale del nuovo modo di fare informazione e di comunicare, e il vuoto lasciato appare evidente come non mai.

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