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Quando la comunicazione non è Chiara: il caso Balocco

Social e vita reale sono sempre più interconnessi: un battito di ali sul web può scatenare una tempesta offline (e viceversa) soprattutto se c’è di mezzo un personaggio pubblico tanto amato – quanto criticato – come la regina indiscussa degli influencer: Chiara Ferragni. Quello che è stato definito dai media come il “Balocco gate” è la rappresentazione lampante di come sociale e commerciale siano due mondi che per coincidere devono essere uniti da una reale e vera causa. È assolutamente necessario, infatti, che soprattutto in questo ambito, i progetti siano trattati sempre con chiarezza e trasparenza. Questa vicenda pone ancora una volta l’accento sul peso della comunicazione, potenziale arma a doppio taglio per chiunque, aziende, brand e influencer compresi. In casi simili nessuno è esente da potenziali perdite ingenti sia economiche che di immagine e più il soggetto è “potente”, più è rumoroso l’eventuale strafalcione.

I fatti: Il pandoro “sociale”, la mancata beneficenza, la multa dell’Antitrust

Il 15 dicembre è arrivata da parte dell’Antitrust una maxi multa per due società di Chiara Ferragni e per la Balocco, noto brand nazionale di panettoni e pandori. Il motivo? Pratica commerciale scorretta riguardo l’attività “Pandoro Pink Christmas by Chiara Ferragni” che aveva lasciato intendere ai consumatori che, comprandolo, avrebbero contribuito a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino per acquistare un nuovo macchinario per le cure terapeutiche dei bambini che soffrono di malattie oncologiche. La verità uscita fuori è che invece alla struttura è andata solamente una cifra di 50 mila euro (versata dalla Balocco ancora prima dell’operazione) mentre società e influencer hanno incassato oltre 1 milione di euro dall’operazione “sociale”.

Le scuse social della Ferragni: sincerità o costruzione?

Criticata dalla stampa, criticata dai followers, criticata addirittura dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Chiara Ferragni non poteva rimanere con le mani in mano ed è corsa subito ai ripari con un video di scuse che ha fatto il giro del web in poche ore. L’imprenditrice digitale ha ovviamente usato Instagram per replicare all’accaduto in un video in cui – con un look dimesso, senza trucco e in lacrime – ha parlato di errore e totale “buona fede” e ha aggiunto che avrebbe versato di tasca sua 1 milione di euro all’Ospedale Regina Margherita a cui, purtroppo, i soldi non erano mai arrivati. Ma basterà il denaro per ripagare un comportamento così sconsiderato? Può 1 milione di euro ripulire la coscienza e l’immagine del brand e degli influencer?

Il video di scuse di Chiara Ferragni

Questo video di scuse era sincero o un prodotto costruito che per certi aspetti potrebbe ricordare il video di scuse non ben riuscite di Dolce e Gabbana per il loro spot che fece infuriare la Cina (ne abbiamo parlato qui) rischiando un crollo commerciale? Chissà. Sta di fatto che i Ferragnez non sono nuovi a “gaffe” durante le loro attività sociali (Fedez andava a fare beneficienza…in Lamborghini e si parla già di una situazione simile anche per le uova di Pasqua by Ferragni) e che sia il mondo “reale” che quello social e “digitale” non hanno davvero gradito ciò che accaduto.

Ripercussioni (social e non solo) sul “brand” Ferragni, su Balocco e in generale sul consumo di pandori

Questa storia rischia di lasciare un’importante scia alle sue spalle, con un enorme quanto fisiologico danno di immagine che pesa e peserà su tutte le parti in causa. Chiara Ferragni – secondo i dati dell’osservatorio Arcadia.com – ha perso dal 14 al 18 dicembre oltre 16k followers, che vanno a sommarsi al ben più grave danno economico e d’immagine inferto al “brand Ferragnez” che adesso, probabilmente, non avrà la fila di aziende desiderose di stringere partnership e collaborazioni con loro. Questo sentiment negativo ha ovviamente scatenato anche la più classica delle “shitstorm” social sui canali della bionda influencer, con migliaia di commenti non proprio gentili e che vanno ben oltre la critica costruttiva.

Cosa dire invece di Balocco? L’Azienda piemontese trema e insieme ai suoi 300 dipendenti rischia grosso anche perché c’è un serio rischio di boicottaggio (è già avvenuto in occasione della partnership tra il brand e il Napoli) e rivalse da parte del Codacons.

Cosa ci insegna questa storia: i social sono sempre più reali

Ci sforziamo ancora di rappresentare come distinti e distanti il mondo reale da quello social. Invece, giorno dopo giorno, abbiamo la conferma che questo shift tra reale e digitale si stia assottigliando sempre di più fino quasi a scomparire. NPC, realtà aumentata, intelligenza artificiale sono evidenti strumenti che ci mostrano come personaggi, comunità, informazioni e comportamenti nati su Internet si stiano spostando senza problemi nei mondi offline. E viceversa. Anche ciò che accade nel mondo online ha delle ripercussioni forti sulla vita reale delle persone e dei brand. Un esempio? Qualche mese fa il capocannoniere dello scorso campionato di Serie A, Victor Osimhen, valutato oltre 100 milioni di euro, minacciava di lasciare la sua squadra a gennaio. La causa? Un video del canale Tik Tok della Società non era piaciuto al calciatore tanto da portarlo a ripensare al suo futuro calcistico nel club.

Ciò che è successo a Balocco e Chiara Ferragni ci fa pensare ancora una volta che il confine tra la “realtà”e la “finzione” social sia sempre più valicabile e che questi due mondi siano sempre più uniti. Di conseguenza non è possibile accettare discrepanze o finzioni tra cosa succede o si dice sui social e cosa accade realmente tanto che la stessa Ferragni ha dovuto far diventare “reale” il suo impegno social affermando di versare di tasca sua l’ormai famigerato milione di euro.

Nel mondo social-reale in cui viviamo non c’è margine per errori o finzione, soprattutto se ci sono di mezzo interessi economici, se ci sono brand e influencer che attirano l’attenzione e ancor di più se ci sono in ballo attività di beneficenza…specialmente se dedicate ai bambini. Forse a Natale non siamo tutti più buoni.

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