Acasa. Il nostro posto unico, oggi è diventato un unico posto in cui far convivere tempo lavorativo, tempo libero, tempo per imparare come a scuola e tempo per divertirsi.

Se fino a un mese fa, essere “smart” e “agili” nel lavoro richiedeva già una buona dose di organizzazione e  di capacità nella gestione del proprio tempo, quella di oggi è un’impresa per la quale nessun software di task-management può aiutarci.
Siamo indubbiamente in difficoltà.

Ogni giorno dobbiamo pensare strategie per favorire l’indipendenza dei nostri bambini e ritagliarci il tempo giusto per una call o per finire una presentazione. Ci si stacca dal computer 5-10 minuti ogni mezz’ora (di più se le cose funzionano alla grande) per progettare attività “speciali”, tirare fuori trucchi, travestimenti e colori e sperare che durino il tempo necessario per farci terminare quello che avevamo iniziato.

Si impara a convivere con alcune certezze: la casa non può essere in ordine, il pavimento del bagno si può allagare, i cuscini non possono stare sempre sul divano, il silenzio è per le case degli altri, la perfezione è impossibile. Si impara ad essere clementi con i nostri – e altrui – limiti.

Si impara anche a considerare questo tempo disagevole come un tempo speciale, di cui da quando siamo mamme o papà non abbiamo mai potuto godere così a lungo.
Non abbiamo mai avuto così tanto tempo a disposizione per stare con i nostri figli.
Non solo non c’è la scuola, ma ci siamo solo noi.
I nostri bambini hanno voglia e bisogno di uscire, correre, giocare con gli amici, hanno perso la propria routine e ora – forse per la prima volta – prendono consapevolezza dell’”incerto” e apprezzano invece quella routine lontana che gli dava stabilità e certezze.

Ecco che arriva quindi anche un’altra grande responsabilità per noi grandi: essere più che mai presenti, insegnare a vivere la noia, l’attesa, a mettere in pratica la creatività e l’improvvisazione.

Dobbiamo imparare a fare a meno di tutto ma – al tempo stesso – imparare anche a fare il pieno di tutto: della noia, degli affetti, dei ricordi, della nostra casa, dei pensieri.

Solo così questo tempo speciale può diventare prezioso.

Solo partendo dalla nostra organizzazione interna (la casa) possiamo riscrivere le regole del tempo e del gioco anche nelle prossime sfide della comunicazione.

Iniziamo con il ridefinire concetti importanti come quello di “connessione” – che non vuol dire “always on” – e quello di “multitasking” – che vuol dire prioritizzazione.

Share on:
Posted by:Chiara Imbimbo